La madre di tutte le balle sul nuovo aeroporto di Firenze

Il principale punto a favore del nuovo aeroporto di Firenze, un’opera che sovverte totalmente l’idea della Piana così com’è stata concepita finora (spazio pubblico destinato a parco e campus universitario), è quello del presunto sviluppo economico che ne scaturirebbe.

A marzo scorso, dopo l’acquisto del 33% di AdF da parte del magnate argentino Eurnekian, il presidente di AdF Marco Carrai aveva dichiarato soddisfatto ai microfoni di Class CNBC (la tv del socio di Eurnekian) che lo sviluppo dello scalo “porterà l’indotto a 100 milioni di euro, con migliaia di assunzioni”.

Nel corso della presentazione del nuovo masterplan, giovedì scorso a Palazzo Vecchio, Carrai ha ritoccato i numeri al rialzo: “indotto economico da 730 milioni di euro, 2.000 posti di lavoro nel territorio fiorentino e 10.000 a livello regionale”.

Al momento, per la verità, oltre a un presidente che dà i numeri, l’aeroporto di Firenze ha un giro d’affari di appena cinquanta milioni e circa 250 dipendenti. Presumibilmente quelli necessari e sufficienti a sostenere il numero più importante per un aeroporto: il numero dei passeggeri, che per il Vespucci, nel 2013, è risultato 1.983.268.

Come da figura 1, il nuovo masterplan stima 2,2 milioni di passeggeri per il 2014 (a settembre stavamo a circa 1,75 milioni) e si spinge a prevedere un traffico di 4,5 milioni nel 2029, il 127% in più del dato 2013. E’ per sostenere questo traffico che si renderebbe assolutamente necessaria la famigerata nuova pista da ben 2.400 metri, invece di quella da 2.000 metri approvata dalla Regione.

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Figura 1 – il Vespucci nel 2014 (dx) e nel 2029 (sx). Fonte: AdF.

 

Insomma, i 400 metri in più sembrerebbero veramente decisivi. In effetti, come mostra la figura 2, tratta da un’appendice al masterplan di AdF (richiesta dalla Giunta Regionale il 27 marzo 2014 e poi resa disponibile con la delibera 484 del 10 giugno 2014), AdF stima di poter gestire al massimo 4,3 milioni di passeggeri con una pista di 2.000 metri, mentre con una da 2.400 metri potrebbe spingersi addirittura a sei milioni di passeggeri, cioè quasi l’intero traffico aeroportuale toscano del 2013. Perché dunque porre limiti alla Provvidenza?

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Figura 2 – stime del traffico del Vespucci per la pista di 2.000 metri (blu) e 2.400 metri (rosso). Fonte: AdF.

 

Ma, Provvidenza a parte, chi dice ad AdF quanti saranno i passeggeri che voleranno in Toscana nel 2030?

Glielo dice uno studio dell’IRPET: “Complessivamente, il sistema aeroportuale toscano dovrebbe arrivare a soddisfare una domanda pari a 11/12 milioni di passeggeri annui, all’orizzonte del 2030”. Si tratterebbe del 70-85% in più rispetto al dato 2013. Come AdF arrivi a stimare di crescere del 127%, resta un mistero della Provvidenza, presso cui evidentemente Carrai deve avere buoni uffici.

Ma chi lo dice a IRPET?

Glielo dice ENAC, che nel Piano Nazionale Aeroporti (PNA) parla di una media di undici milioni per la somma di Firenze e Pisa, ossia il 70% in più rispetto al dato 2013. Non sappiamo perché, ma IRPET trasforma il valor medio in un valor minimo, da cui il 70-85% di crescita di cui sopra.

Ma chi lo dice a ENAC?

Glielo dice uno studio commissionato nel 2009-2010 a One Works, KPMG e Nomisma. La tabella 1 riporta i volumi passeggeri annui totali stimati. E’ vero, la riga per la Toscana direbbe poco più di dieci milioni nel 2030, cioè il 57% in più del dato 2013, ma evidentemente ENAC è ottimista e arrotonda al 70% di cui sopra.

Tabella 1 - volumi passeggeri annui totali e tassi di crescita medi annui previsti fino al 2030. Fonte: One Works, KPMG, Nomisma per ENAC (2010).

Tabella 1 – volumi passeggeri annui totali e tassi di crescita medi annui previsti fino al 2030. Fonte: One Works, KPMG, Nomisma per ENAC.

 

Ma, alla fine della fiera, chi dice che One Works, KPMG e Nomisma abbiano ragione?

Questo purtroppo non lo dice nessuno. Anzi, il CNR suggerisce cautela e più approfondite analisi”, dato che One Works, KPMG e Nomisma hanno usato un semplice modello di regressione, che dipende dal PIL, dalle stime demografiche e dalle previsioni del World Travel and Tourism Council. Insomma, vattelappesca.

D’altronde, come sottolinea il CNR, per la notevole semplicità del modello di previsione utilizzato, perfino l’ENAC aveva messo le mani avanti, scrivendo nel PNA chele previsioni potranno avere scostamenti anche rilevanti in funzione dell’andamento dell’economia globale e conseguentemente dei flussi turistici”.

Ricapitolando, come in una sorta di telefono senza fili, One Works, KPMG e Nomisma buttano lì per il 2030 un aumento di passeggeri del 57%; ENAC, un po’ titubante, sussurra 70% a IRPET, che però capisce 70-85% e così ripete ad AdF, la quale, poveri noi, ci annuncia un trionfale 127%!

In conclusione, la previsione del numero di passeggeri nel 2030 si candida a essere la madre di tutte le balle sull’aeroporto di Firenze. E come ben sa chi è abituato a mentire, una bugia tira l’altra, per mettere una pezza a quella prima e via così, in un castello di menzogne sempre più elaborate, finché la dura realtà non lo fa crollare, come un castello di carte.

Sarà certamente così anche per il nuovo aeroporto di Firenze. Stime pressoché casuali, previsioni rosee, orizzonti di gloria, aerei pieni, piste allungate, aeroporti espansi, gran colate di cemento, e tanti tanti soldi pubblici. Poi, nel 2030, ci ritroveremo con quei sei-sette milioni di turisti, magari otto, che possiamo e vogliamo ospitare in questo quasi terzo mondo, e che vogliono venirci.

Allora il nostro famoso sistema aeroportuale toscano da dodici milioni di passeggeri, costosissimo e sottoutilizzato, sotto l’assedio di mostri come Bologna e Roma, comincerà a pesarci come un macigno. Lo sussidieremo per qualche anno, buttando fondi pubblici nell’ennesimo pozzo senza fondo. Alla fine lo smantelleremo come si potrà, maledicendo l’Europa, o il vento, o l’Al Qaeda di turno.

A quel punto, i numeri del presidente Carrai ce li potremo giocare al lotto, magari sulla ruota di Firenze. Ma purtroppo saranno troppo grossi anche per quello.