Se questo è un Polo

[Questo articolo è stato pubblicato sul blog Per Sesto il 25 gennaio 2016]

2015-12-19 15.14.35Il Polo Scientifico di Sesto Fiorentino è un rettangolo di 500 metri per un chilometro circa, incastrato fra Sesto Fiorentino, l’aeroporto di Peretola e l’A11. Fu concepito nel 1978 e approvato nella sua forma definitiva nel 2004, per ospitare, sulla carta, alcune grandi facoltà dell’Università di Firenze (Chimica, Fisica, Ingegneria e Agraria), nonché il Consiglio Nazionale delle Ricerche, centri sportivi, mense e residenze per studenti e visitatori, servizi tecnici e quant’altro.

Insomma, per essere un moderno campus universitario, come se ne trovano in tutti i paesi civili.

A una dozzina d’anni dal varo (e quasi 40 dal concepimento), nonostante i periodici proclami dei vari amministratori sulla centralità del sapere e della ricerca, il Polo Scientifico resta nei fatti una periferia malcollegata, di risacca urbanistica, dove i flussi e riflussi di politiche noncuranti hanno lasciato spiaggiare relitti e mucillagine.

Basta farci un giro, o anche solo consultare uno stradario, per rendersi conto dell’incoerenza disarmante di questo non-luogo, in cui aule, biblioteche e laboratori all’avanguardia convivono con le realtà più diverse, dalle civili abitazioni ad attività industriali più o meno inquinanti, a realtà di degrado puro e semplice.

C’è un’azienda di traslochi, un’officina per camion, un recupero di rottami e rifiuti pericolosi, uno spurgo di pozzi neri, un marmista specializzato in lapidi e monumenti funebri.

C’è la fatiscente ex-caserma Quarleri, già polveriera e magazzino di materiali dismessi dell’Esercito, ora base per il recupero di rame di dubbia provenienza (il 10 aprile 2015 è stato bandito “l’affidamento in somma urgenza dei lavori di messa in sicurezza”; cliccando sulla determina esce un “File not found”).

C’è un campo nomadi, che la polizia perquisì nell’agosto 2014, indagando su un furto in appartamento (tre residenti denunciati). Trovarono una piantagione di marijuana, con migliaia di piante alte più di due metri.

Accanto al CNR, un riquadro di terreno incolto è recintato alla meno peggio: è contaminato dall’amianto. Qua e là, coperture in eternit, discariche abusive, carcasse di auto abbandonate. Un paio di anni fa, la ASL rilevò un’incidenza di tumori al seno quattro volte superiore alla media.

A tutto questo, la Regione Toscana vorrebbe aggiungere le pietre tombali del nuovo aeroporto e dell’inceneritore da 198mila tonnellate.

Sotto, la falda inquinata. Sopra, la cappa di smog.

Il marmista scalpella le lapidi.

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  • Pando

    A me questo post mi sembra si contraddica da solo. Delle due, una: o (come si sosteneva in altri post) è una specie di Silicon Valley nostrana che l’ampliamento dell’aeroporto danneggerebbe, o è poco più di una baracca abbandonata come si descrive adesso e allora non si capisce cosa ci sia da temere da una futura situazione aeroportuale fra l’altro presente in molte altre parti del mondo con poli universitari praticamente ai margini delle piste, perché a quanto pare sarebbe proprio l’ultimo dei problemi.

    • Delle due, le due: il post parla “dell’incoerenza disarmante di questo non-luogo, in cui aule, biblioteche e laboratori all’avanguardia convivono con le realtà più diverse, dalle civili abitazioni ad attività industriali più o meno inquinanti, a realtà di degrado puro e semplice.”

      Per quanto riguarda le “molte altre parti del mondo con poli universitari praticamente ai margini delle piste”, sia più preciso e li elenchi pure, che qui non siamo al bar.

      • Pando

        Quando scrivevo di università ai margini delle piste, era chiaramente un paradosso, anche se poi basta farsi un veloce giro su internet e si trovano davvero università così, come la Cranfield University di Londra ma anche a Bergamo o Verona le università non distano più di 2/3 chilometri dai rispettivi aeroporti per non parlare della Clark University di Atlanta (USA) a sua volta a due chilometri scarsi da uno dei più trafficati aeroporti del mondo. Ma a parte tutto questo resta il dilemma del perché in tutto il mondo gli aeroporti sono visti come risorse (anche dalle università locali) ed opportunità di sviluppo e di lavoro anche indotto, tranne che da noi. Io lo trovo come minimo curioso. O dalle altre parti sono tutti popoli masochisti a cui piace farsi del male, o qualcuno non la racconta giusta.

        • Lei continua a fare discorsi da bar.

          Qui si parla di una pista a 270 _metri_ dal blocco delle _aule_ e lei porta qualche esempio in cui si tratta di chilometri. La stragrande maggioranza degli aeroporti mondiali è ben distante dai campus universitari.

          Anche quando dice “in tutto il mondo gli aeroporti sono visti come risorse”: a quali si riferisce di preciso? A quanto mi risulta, attorno agli aeroporti si sollevano enormi proteste e discussioni. Senza neanche cercare, basti pensare a Ciampino, Fiumicino, Malpensa, Orio al Serio, Nantes, Schiphol, San Diego, Heathrow.

          E’ ovvio e palese che un aeroporto sia un’infrastruttura indesiderabile, specie vicino a un luogo di studio. Se poi vuole continuare ad arrampicarsi sugli specchi, faccia pure.

          • Pando

            Almeno ora è stato chiaro. Università a parte, lei considera un aeroporto una infrastruttura indesiderabile in quanto tale e non tanto per la sua collocazione, visto che credo sarà di certo solidale con chi, secondo lei protesta nelle città che ha elencato. Eliminiamo gli aeroporti? Mi piacerebbe sapere quali sono le alternative da proporre. Mi sembra piuttosto che molta gente sia affetta dalla sindrome NIMBY (not in my back yard), visto che nonostante tutti più o meno usiamo aerei, treni e/o autostrade per spostarci per i più svariati motivi, l’importante è che queste infrastrutture non siano accanto a casa nostra. Può darsi che qualcuno soffra dei disagi da questo, ma come ho scritto prima, quali sono le alternative? E’ importante secondo me invece che si facciano nel miglior modo possibile, limitando al massimo le conseguenze sulle persone, e l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze con spostamento della pista, va proprio in questa direzione, visto che toglierebbe migliaia di persone dalle attuali traiettorie di decollo e atterraggio.

          • Le alternative ci sono: per esempio Bologna è comodissimo. Firenze può avere al massimo un piccolo aeroporto.

            Vede, se lei volesse costruire una scuola, per esempio un blocco di aule da migliaia di studenti, accanto a una pista, l’ENAC glielo proibirebbe, perché è pericoloso. Se ne deduce che vale anche il viceversa: non si può costruire una pista accanto al Polo Scientifico.

            Non è la sindrome NIMBY, è la legge italiana, la legge europea, i regolamenti ENAC e quelli ICAO.

          • Silvio_Berlusconi

            Ci spieghi la collocazione dello stadio Avaya nel contesto della sicurezza prevista dalle norme ICAO, visto che e’ stato costruito l’anno scorso accanto alla pista dell’aeroporto della Silicon Valley-San Jose, un aeroporto intercontinentale con voli per l’Europa, le Americhe e l’Asia su aerei wide body e che conta oltre 9 milioni di passeggeri l’anno, cioe’ piu di Venezia o Linate, .

            https://www.google.com/maps/place/Avaya+Stadium,+1123+Coleman+Ave,+San+Jose,+CA+95110/@37.3515516,-121.9265497,611m/data=!3m1!1e3!4m2!3m1!1s0x808fcba1c3643969:0xe8e986a1753e3b5f

          • Pando

            Sulla comodità o meno di Bologna se ne può discutere all’infinito, dipende da chi e per dove viene usato, ed io rimango con i miei dubbi. Ma le chiedevo altro. Visto che citava “enormi proteste e discussioni” in città con importanti aeroporti, è solidale con loro o no ? Perché se la risposta è si, dovrebbe indicare alternative non all’aeroporto di Firenze, ma agli aeroporti in genere, visto che tutti, compreso Bologna, sicuramente inquinano, sicuramente disturbano qualcuno, ma altrettanto sicuramente sono utilizzati da milioni di persone e concorrono al benessere collettivo delle rispettive città.

          • Silvio_Berlusconi

            Guardi che stiamo sprecando fiato.
            I comitati di NIMBY non ci sentono da quell’orecchio.
            E Non c’ė peggior sordo di chi non vuol sentire.

          • Silvio_Berlusconi

            Se guardiamo all’inquinamento i piccoli aerei da aviazione generale sono i piu’ inquinanti. Usano infatti l’AVGAS, un carburante tossico per la presenza di piombo.
            I jet e i motori aerei diesel non hanno questo problema visto che usano un carburante a base di kerosene.
            A quanto pare questo non importa ai vari comitati. Basta che gli aeroporti vadano ad arricchire Pisa e Bologna,

        • Silvio_Berlusconi

          No non e’ un paradosso. Ci sono molte scuole accanto agli aeroporti, e anche caserme, a partire dall’aeroporto di Pisa. Ci sono anche stadi da decine di migliaia di spettatori a meno di 300 mt dal lato delle piste.
          Ma come ha detto sopra, il NIMBYsmo non conosce limiti alla manipolazione dell’opinione pubblica e al terrorismo mediatico.
          Pensi che in California i NIMBY vogliono impedire il passaggio dell’alta velocita’ nei loro comuni e per impaurire la gente dicono anche che il vento e le vibrazioni provocate dai treni faranno le crepe sui muri delle case.

  • Silvio_Berlusconi

    Il problema con l’aeroporto è il NIMBYsmo.
    L’Università Purdue ha l’aeroporto accanto ai dormitori degli studenti. A quanto pare questo non ha creato danno visto che l’ateneo è tra i più prestigiosi al mondo, certo più del polo di Sesto. Accanto all’aeroporto della Silicon Valley ci sono due stadi. Uno a 250 mt dalla pista, uno poco’ più distante dove oggi si gioca il Super Bowl. Quando vi atterrano gli aerei, passano a poche decine di metri dai grattacieli del centro di San Jose (che dista manco 2 km dalla pista) tra questi pure la sede e il centro di ricerca della Adobe. A quanto pare il rumore non ha impedito a quella azienda di inventare il PDF che lei usa così tanto anche in questo blog.