La Piana, SimCity e il dissesto idrogeologico

[Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere Fiorentino il 17 dicembre 2014. NdR: Nicola Casagli è Professore di geologia applicata all’Università di Firenze; Enio Paris è Professore di ingegneria idraulica all’Università di Firenze]

Casagli Paris_Corriere Fiorentino

C’è da chiedersi se lo sviluppo urbanistico della Piana sia stato oggetto di meditata pianificazione, o se piuttosto non sia il risultato dell’affastellarsi di iniziative scoordinate ed estemporanee, come in una sorta di videogame tipo SimCity.

Prima di tutto bisogna ricordarsi che si tratta di un’area ad alto rischio idrogeologico, bonificata solo in epoca storica attraverso una rete di fossi e canali che, negli ultimi anni, sono stati deviati, manipolati e alterati, per assecondare le crescenti esigenze di urbanizzazione, forse senza troppa attenzione alla sicurezza idrogeologica del territorio.

Trattandosi di un’area di bonifica, essa è ovviamente caratterizzata da una scarsa capacità di drenaggio naturale.

Negli anni ’80 si pensò di realizzarci il Polo Scientifico universitario. Sembrava una buona idea: la ricerca a contatto con le imprese della Piana. Peccato che nel frattempo le imprese abbiano in gran parte chiuso i battenti e che il progetto del Polo scientifico sia rimasto incompiuto per cronica mancanza di finanziamenti.

Il Polo è stato costruito in una zona evidentemente “asciutta”, fra Via del Guado e Via dei Giunchi, non lontano da Via del Pantano, proprio nel punto in cui il torrente Zambra ha subito una deviazione ad angolo retto per assecondare le scelte urbanistiche del momento.

Dovevano essere effettuate anche delle opere di compensazione idraulica – quantomai opportune in un contesto come quello – peccato però che esse siano ancora in parte irrealizzate per la solita mancanza di finanziamenti.

Fra pochi anni nella Piana, in pochi chilometri quadrati si concentreranno, oltre al Polo scientifico, l’Area della Ricerca del CNR, la gigantesca Scuola sottufficiali dei Carabinieri, due discariche, un inceneritore-termovalorizzatore,  l’aeroporto con la nuova pista rovesciata e allungata, il nuovo stadio con la cittadella viola, due autostrade – entrambe da ampliare –  due ferrovie, una linea ferroviaria ad alta capacità, il centro sperimentale di Rete Ferroviaria Italiana, un paio di incubatori di impresa, l’interporto, una nuova tramvia, un paio di aree industriali, le nuove aree residenziali, numerosi centri commerciali e molto altro ancora.

I pochi chilometri quadri di suolo ancora non impermeabilizzati saranno coperti di cemento.

Verranno deviati altri canali e innalzati nuovi argini, a cui probabilmente nessuno farà manutenzione perché non ci saranno fondi dedicati allo scopo.

C’è da scommettere che in tutta questa incredibile concentrazione di grandi e piccole opere saranno proprio gli interventi di compensazione idraulica ed idrogeologica ad essere sacrificati.

Le analisi di rischio idraulico effettuate in passato sono state necessariamente svolte con riferimento a  contesti ambientali e territoriali che risultano oggi superati: la crescente impermeabilizzazione del suolo, in un periodo in cui gli eventi climatici tendono ad aumentare la loro frequenza e intensità, porterà inevitabilmente ad un incremento significativo del rischio idraulico e idrogeologico.

I nostri avi hanno impiegato secoli  per strappare la Piana alle paludi con opere di bonifica iniziate in età romana. Noi ci metteremo solo pochi anni per far tornare tutto sott’acqua.

E allora tutti tuoneranno contro i cambiamenti climatici e protesteranno contro la comunità scientifica che non è ancora capace di prevedere le bombe d’acqua.

L’auspicio è che l’Area Metropolitana, recentemente istituita, serva proprio a far discutere le varie parti interessate per giungere a un modello di sviluppo della Piana che sia logico e sostenibile, anche da un punto di vista della sicurezza idrogeologica dei cittadini.

Speriamo bene.

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