Category Archives: Contributi esterni

Fosso reale VS autostrada

 [Questo articolo è stato pubblicato sul blog “Prato (e Provincia)” il 6 aprile 2015]

Dopo vari tentativi AdF ha trovato la soluzione.
Nella lotta tra Autostrada e Fosso Reale la prima ha prevalso e il corso d’acqua, si dovrà piegare e scendere sotto di essa, nel nuovo percorso dopo la deviazione dovuta alla presenza dell’aeroporto di Firenze.
sottoattraversam

attraversamento

In poche parole sarà “tombato”; sarà ridotto a sei o sette grosse tubature sepolte per un centinaio di metri nell’attraversamento sotto le corsie autostradali che subiranno solo un modesto rialzamento, invece del completo rifacimento di un lungo tratto necessario per superare il dislivello previsto in caso di nuovo ponte rialzato di 6 metri sopra gli argini.
Quindi niente costosi lavori e niente nuovo ponte. Niente improbabili percorsi del Fosso Reale deviato per farlo ritornare all’attuale ponte.
La soluzione trovata è quella di considerare un imponente corso d’acqua alla stregua di un fossetto che, all’incrocio con una strada, si può far passare sotto o che addirittura si può coprire per tratti più o meno lunghi, con effetti sempre negativi sull’efficacia della regimentazione delle acque.

fosso

Un altra tessera del puzzle sembra essere andata a posto con la forza.
Quali sono le conseguenze? Che il Fosso Reale strozzato sottoterra non potrà più garantire, in ogni condizione, lo smaltimento delle acque alte provenienti dai monti alle spalle di Sesto Fiorentino.

L’attraversamento dell’autostrada avverrà “in pressione”, ben al di sotto della quota di massima piena data dagli argini: nei momenti di crisi idraulica nessuno può escludere che si crei un permanente ostacolo al deflusso. E allora ecco due belle e vaste casse di espansione, altri ettari di territorio consumato, ma soprattutto tanti dubbi sulle possibili conseguenze relative al rischio idraulico.
Possiamo solo sperare nei controlli e nella competenza dei tecnici del Consorzio di Bonifica che, è bene ricordarlo, da anni afferma che gli studi fin ora condotti non “non autorizzano nessuno, dal punto di vista idraulico, a parlare di fattibilità”.
espansione

Non è un aeroporto, è un puzzle

[Questo articolo è stato pubblicato sul blog “Prato (e Provincia)” il 28 febbraio 2015]

puzzle

Il puzzle è un gioco di pazienza e se non si sono smarrite le tessere, con un po’ di tempo a disposizione si riesce a ricomporre l’immagine.

A volte si vede qualche bambino che, arrivato alla fine del gioco, tenta di incastrare a forza le ultime tessere che però vengono da un’altra scatola, e così i pezzetti di cartone si ritrovano ad essere tagliati e piegati per essere precariamente posizionati nelle caselle sbagliate.

Il nuovo aeroporto di Firenze è appunto un puzzle e le tessere mancati che le varie amministrazioni stanno tentando di inserire nel poco spazio rimasto nella piana tra Campi, Sesto, Firenze e Prato sono tante: aeroporto, inceneritore, parco agricolo, stadio, boschi della piana, lottizzazione di Castello, ampliamento dell’autostrada, nuovo mercato ortofrutticolo, parco di Castello. Queste si vanno a sommare a tante altre che hanno faticosamente trovato posto da molto tempo o di recente (corsi d’acqua, insediamenti urbani, aree umide, Università, discarica, infrastrutture viarie e autostradali, zone industriali, Scuola Marescialli).

Nonostante il compito impossibile, gli amici di gioventù (Renzi, Carrai, Nardella), come bambini impazienti, stanno tentando di incastrare tutte le tessere, costi quello che costi.
Ed ecco il primo risultato: la tessera del nuovo stadio della Fiorentina è andata a posto. All’insaputa di tecnici e amministratori il progetto era finito nelle aree di vincolo dell’aeroporto e la sua sorte sembrava segnata anche a Riggio, presidente di ENAC.

Stadio AreeRischio

Ma ora, lavorando in silenzio, solerti tecnici lo hanno tratto in salvo spostandolo di qualche decina di metri, a ridosso di viale Guidoni (figura sotto).
Così, nel formale rispetto delle norme, la Fiorentina potrà avere il nuovo stadio con annesso centro commerciale, stile outlet, sulla direttrice di atterraggio.  Rimane da capire dove andrà il Mercato Ortofrutticolo, dove sono posizionati i parcheggi e qual’è l’impatto di tutto questo sulla già sottodimensionata viabilità.

imageNelle prossime settimane sapremo come intendono mettere a posto le altre molte tessere mancanti. Certamente sarà molto più difficile che non per lo stadio.

La Piana, SimCity e il dissesto idrogeologico

[Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere Fiorentino il 17 dicembre 2014. NdR: Nicola Casagli è Professore di geologia applicata all’Università di Firenze; Enio Paris è Professore di ingegneria idraulica all’Università di Firenze]

Casagli Paris_Corriere Fiorentino

C’è da chiedersi se lo sviluppo urbanistico della Piana sia stato oggetto di meditata pianificazione, o se piuttosto non sia il risultato dell’affastellarsi di iniziative scoordinate ed estemporanee, come in una sorta di videogame tipo SimCity.

Prima di tutto bisogna ricordarsi che si tratta di un’area ad alto rischio idrogeologico, bonificata solo in epoca storica attraverso una rete di fossi e canali che, negli ultimi anni, sono stati deviati, manipolati e alterati, per assecondare le crescenti esigenze di urbanizzazione, forse senza troppa attenzione alla sicurezza idrogeologica del territorio.

Trattandosi di un’area di bonifica, essa è ovviamente caratterizzata da una scarsa capacità di drenaggio naturale.

Negli anni ’80 si pensò di realizzarci il Polo Scientifico universitario. Sembrava una buona idea: la ricerca a contatto con le imprese della Piana. Peccato che nel frattempo le imprese abbiano in gran parte chiuso i battenti e che il progetto del Polo scientifico sia rimasto incompiuto per cronica mancanza di finanziamenti.

Il Polo è stato costruito in una zona evidentemente “asciutta”, fra Via del Guado e Via dei Giunchi, non lontano da Via del Pantano, proprio nel punto in cui il torrente Zambra ha subito una deviazione ad angolo retto per assecondare le scelte urbanistiche del momento.

Dovevano essere effettuate anche delle opere di compensazione idraulica – quantomai opportune in un contesto come quello – peccato però che esse siano ancora in parte irrealizzate per la solita mancanza di finanziamenti.

Fra pochi anni nella Piana, in pochi chilometri quadrati si concentreranno, oltre al Polo scientifico, l’Area della Ricerca del CNR, la gigantesca Scuola sottufficiali dei Carabinieri, due discariche, un inceneritore-termovalorizzatore,  l’aeroporto con la nuova pista rovesciata e allungata, il nuovo stadio con la cittadella viola, due autostrade – entrambe da ampliare –  due ferrovie, una linea ferroviaria ad alta capacità, il centro sperimentale di Rete Ferroviaria Italiana, un paio di incubatori di impresa, l’interporto, una nuova tramvia, un paio di aree industriali, le nuove aree residenziali, numerosi centri commerciali e molto altro ancora.

I pochi chilometri quadri di suolo ancora non impermeabilizzati saranno coperti di cemento.

Verranno deviati altri canali e innalzati nuovi argini, a cui probabilmente nessuno farà manutenzione perché non ci saranno fondi dedicati allo scopo.

C’è da scommettere che in tutta questa incredibile concentrazione di grandi e piccole opere saranno proprio gli interventi di compensazione idraulica ed idrogeologica ad essere sacrificati.

Le analisi di rischio idraulico effettuate in passato sono state necessariamente svolte con riferimento a  contesti ambientali e territoriali che risultano oggi superati: la crescente impermeabilizzazione del suolo, in un periodo in cui gli eventi climatici tendono ad aumentare la loro frequenza e intensità, porterà inevitabilmente ad un incremento significativo del rischio idraulico e idrogeologico.

I nostri avi hanno impiegato secoli  per strappare la Piana alle paludi con opere di bonifica iniziate in età romana. Noi ci metteremo solo pochi anni per far tornare tutto sott’acqua.

E allora tutti tuoneranno contro i cambiamenti climatici e protesteranno contro la comunità scientifica che non è ancora capace di prevedere le bombe d’acqua.

L’auspicio è che l’Area Metropolitana, recentemente istituita, serva proprio a far discutere le varie parti interessate per giungere a un modello di sviluppo della Piana che sia logico e sostenibile, anche da un punto di vista della sicurezza idrogeologica dei cittadini.

Speriamo bene.

Firenze e la Piana

[Questo articolo è stato pubblicato sul blog “Prato (e Provincia)” il 31 gennaio 2015]

Che tra Firenze e la Piana (inteso come il territorio tra Firenze, Prato e Pistoia) si sia creata nel tempo una difficile situazione di incomunicabilità sociale, economica e culturale è un fatto noto e degno di studio.

Tale distanza si rende oggi manifesta per le due emergenze ambientali che si stanno per abbattere sulla Piana ma anche su Firenze, nella completa indifferenza di tutta la città chiusa su se stessa e ormai impermeabile al territorio di cui dovrebbe essere capitale e centro.Microsoft Word - NOTA DC_last edition 22-02-2012.docx07-case-passerini2

  • L’opinione pubblica fiorentina apprezza per motivi di campanile l’idea del nuovo aeroporto e tiene lontana dai propri interessi l’inceneritore, ignorando che 10.000 voli ogni anno sorvoleranno via Benedetto Dei, via di Terzolle e piazza Leopoldo  e che l’inceneritore si trova a 3 km da Via di Novoli e via dell’Argingrosso, a 2 km da Peretola e a 1500 metri da Quaracchi.
  • Il silenzio è rotto da poche voci tra cui l’associazione “perunAltracittà”. Le forze politiche fiorentine (che di fatto coincidono con quelle regionali) appoggiano disciplinatamente le indicazioni del “Governatore” Rossi e il M5S fiorentino non si distingue certo per attivismo contro aeroporto e inceneritore.
  • Legambiente Firenze ignora allegramente sia il nuovo aeroporto che l’inceneritore; su quest’ultimo l’ultima posizione nota all’opinione pubblica è del 2009: “...costruirne uno soltanto per tutta l’area interprovinciale di Firenze-Prato-Pistoia “. Per l’attualità il circolo di Legambiente di Firenze preferisce dedicarsi a innocue attività educative-didattiche (Puliamo il Mondo, Abbracciamo gli alberi ecc.) che non esauriscono le necessità di azioni per difendere l’ambiente di vita di milioni di persone.
  • Anche le altre associazioni ambientaliste non brillano per attivismo (a parte WWF e Italia Nostra): l’ultima iniziativa di Greenpeace in opposizione all’inceneritore data al 2005.
  • La stampa locale continua a perpetuare la grave mistificazione della realtà parlando di “polemiche da parte di comitati della Piana” e di “problemi della Piana”, della posizione oppositiva e retrograda di Prato, tenendo bel lontano dal panorama dei problemi cittadini le criticità ambientali dell’aeroporto e la presenza dell’inceneritore, nonostante la nascita di una Città metropolitana ancora tutta da inventare.

Propongo quindi a tutti coloro che si oppongono a entrambe le infrastrutture che, come Godzilla e King Kong, si contendono l’esiguo spazio nel territorio fiorentino, di non utilizzare più la denominazione “aeroporto di Peretola”: si tratta dell’aeroporto di Firenze. Soprattutto vorrei che si evitasse di parlare del termovalorizzatore di Case Passerini: si tratta dell’inceneritore di Firenze.

NON CONFORME

[Questo articolo è stato pubblicato sul blog “Prato (e Provincia)” il 25 dicembre 2014]

Copia (4) di nuovo masterplan

 

L’art. 5 ter della disciplina del masterplan (parte integrante dell’ Integrazione al PIT per la definizione del Parco agricolo della Piana e la qualificazione dell’Aeroporto di Firenze approvato dal Consiglio Regionale)  prescrive che “...  sia garantita la previsione e la realizzazione, a cura e spese del proponente, di interventi di adeguamento e ricucitura della viabilità interferita …  prevedendo il mantenimento del collegamento diretto per Sesto Fiorentino attraverso il sottoattraversamento degli spazi aeroportuali..

Si tratta di una previsione espressamente voluta dal Consiglio Regionale, chiarissima e precisa, una volta tanto. La norma detta la condizione che venga mantenuto il collegamento tra Osmannoro e Sesto attraverso Via dell’Osmannoro che dovrà essere interrata sotto la pista autostradale.

Si tratta di un’opera impegnativa sotto il profilo tecnico ed economico. Per un intervento simile, pensato tra infinite polemiche per la cosiddetta declassata a Prato, è stato stimato un costo di 35 milioni.

Comprensibile che AdF si voglia sottrarre ai costi e alle enormi complicazioni di un tunnel di 400-500 metri proprio sotto la pista  e infatti il masterplan presentato prevede in alternativa  una nuova viabilità di circa 3 chilometri che segue il contorno dell’area aeroportuale, con il vago aspetto di una pista per corse automobilistiche. Tale soluzione rende chiaro con evidenza il carattere di enorme ostacolo fisico del nuovo aeroporto, capace di modificare profondamente i rapporti fisici e infrastrutturali di tutta la Piana.

Copia (3) di nuovo masterplan
Dunque ecco un’altra caratteristica  del progetto del nuovo aeroporto, dopo la lunghezza della pista, che sfida la conformità alle norme  e la competenza regionale sulle scelte urbanistiche.

Qualcuno ricorderà a AdF che le scelte urbanistiche competono al Consiglio regionale?
Si tenterà di fare rimangiare ai consiglieri quanto da loro deciso?
Si proverà ad elaborare una supercazzola capace di confondere quello che è chiaro?

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